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VERSIONE in ITALIANO – Food for thought. Preserving the value of Made in Italy in the digital era

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·  Qual è il ruolo della trasformazione digitale nel settore agroalimentare?

Il ruolo della digital transformation nel settore dell’agroalimentare, esattamente come per tutti gli altri settori, è a mio avviso centrale e fondamentale in ottica di sviluppo, innovazione e futuro.

Mi piace sempre ricordare la frase del filosofo Marshall McLuhan che fin dall’università mi porto dietro: “La nuova interdipendenza creata dall’elettronica ricrea il mondo ad immagine di un villaggio globale.” I due termini si contraddicono a vicenda: il ‘villaggio’ è la forma elementare di abitato umano, mentre l’aggettivo ‘globale’ si riferisce all’intero pianeta, quindi mondo, quindi i due mondi, il “passato” ed il “futuro”. Il significato dell’accostamento è ovviamente simbolico, ma è calzante quanto nel passato le distanze e le dimensioni sembravano enormi ed irraggiungibili.

A differenza di oggi che, proprio attraverso l’innovazione delle comunicazioni è tutto più vicino, anzi, a portata di mano, percorribile in lungo e in largo, anche in tempo reale. A differenza di “ieri”, grazie ai nuovi strumenti, alla tecnologia, all’innovazione, “oggi” possiamo rispondere alle nuove esigenze e bisogni delle nuove generazioni, praticamente subito, basta un click per trovare qualsiasi informazione che cerchiamo e poterci confrontare con il resto del mondo. Cercare, condividere, imparare, confrontarsi e molto altro tra persone in tutto il mondo ed in tempo reale, credo sia importante per il settore e per dare innovazione al settore.

·  Come preservare le sapienze tradizionali nell’età digitale?

Sono dell’opinione che le persone siano in un momento storico in cui desiderano tornare a scoprire le tradizioni del territorio, la cultura, l’arte, la musica, la gastronomia, il food, il wine, le ricette della nonna, tornare a scoprire quelli che sono i prodotti e gli ingredienti che la nostra terra ci offre e che venivano usati dai nostri nonni o bisnonni per poter riformulare in chiave moderna le loro ricette, un po’ come la musica. Farlo attraverso l’utilizzo della tecnologia e quindi in piena era digitale, non può che dare ottimi risultati.

Innanzitutto pensiamo alla potenza del web e a quanto ha detto il “nostro” McLuhan, tutto quello che prima era condivisibile tra pochi ed in poco spazio, adesso lo si può fare a livello globale. Internet si offre a prima vista come la metafora, se non l’incarnazione più significativa, della ‘globalizzazione” quindi uno strumento fondamentale per fare ricerca nel passato a livello globale, confrontarsi in maniera innovativa con scambi di tradizioni a livello mondiale, riportare alla luce il passato e soprattutto dà la possibilità di riformulare le tradizioni in chiave attuale perseverandole.

·  Il marchio italiano: riusciamo a raccontarlo e a proteggerlo adeguatamente? Il digitale può aiutarci in questo senso?

Bella domanda! Partiamo dalla prima. Il marchio italiano, credo, che non sia raccontato, comunicato, protetto e promosso nella maniera corretta ed adeguata sia da parte della maggior parte delle imprese agricole che da parte dei distributori. E questo non è un bene. Purtroppo credo fortemente ci sia una cultura digitale a livello manageriale in Italia che non è ancora pronta alla digital tranformation, in molti non hanno ancora ben chiaro che comunicare il Made in Italy in maniera corretta e trasparente nell’unico luogo in cui le persone ci sono, è l’unica salvezza per loro stessi e per l’Agrifood. Ci sono dati statistici che indicano che molti stranieri non conoscono l’Italia, ma non perché non studiano o non si informano, ma semplicemente perché non trovano i contenuti.

Fino a quando le imprese non capiranno che a budget è necessario inserire la comunicazione digitale ed i professionisti del settore che formano le persone che lavorano in azienda al fine di comunicare, coinvolgere, intrattenere il consumatore sempre più attento ed esigente, non ci sarà tutela e non ci sarà storytelling (quello vero). Il digitale non può che venirci in aiuto. Mi piace ricordare che lo smartphone è il prolungamento del nostro braccio ed è così. Anche qui potrei snocciolare dati che ci indicano quante volte prendiamo il cellulare in mano per chiedere informazioni, ma se le informazioni nessuno le inserisce, come fa ad esserci di aiuto lo strumento che di più interroghiamo in assoluto durante il giorno e la notte? Siamo alle solite, il gap va colmato e la formazione è fondamentale.

·  Come perseguire un modello di sviluppo sostenibile, alternativo a quello “intensivo” dei Paesi atlantici? Come possiamo restituire all’Italia un ruolo centrale nel Mediterraneo?

A livello internazionale ci sono molte startup che si dedicano all’agroalimentare con obiettivi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica attraverso, per esempio, soluzioni per lotta alla fame, produzione e consumo più responsabili, utilizzo efficiente dell’acqua, dell’elettricità, lotta allo spreco di cibo e turismo responsabile. In Italia sono ancora poche rispetto agli altri paesi, ed offrono soprattutto soluzioni di agricoltura di precisione e piattaforme per gestire le eccedenze, ridurre gli sprechi e promuovere i prodotti locali.

Sicuramente è necessario che le aziende investano in innovazione per poter vedere dei risultati e laddove le aziende non riescono a fare fronte a tali investimenti, dovrebbe subentrare la possibilità di chiedere un finanziamento, avere accesso al credito bancario competitivo per poter creare valore attraverso l’innovazione. Se ci sono tutte queste premesse e cioè: le aziende propense ad innovare, le istituzioni pronte a sostenere, il sistema bancario pronto a finanziare, si creerà il terreno fertile per far sì che ogni impresa possa dare valore all’intera filiera creando l’economia dell’innovazione. Anche in questo caso il mondo del digitale ci viene in aiuto e le nuove generazioni sono sicuramente in grado di fare la differenza ed in grado di tornare ad avere il ruolo centrale che ci meritiamo.

·  Simona, hai stimolato la nostra curiosità. Puoi raccontarci la tua figura professionale?

Da 20 anni lavoro in un’azienda italiana distributrice di alimenti biologici dove lavoro tutt’oggi. In questi anni mi sono laureata a Perugia in Comunicazione Internazionale e Pubblicitaria e successivamente masterizzata in Social Media Marketing. Dopo il master, la passione che ho per il digitale si è incrociata con quella dell’Agrifood ed è stato subito amore. Amo studiare le analisi di mercato al fine di conoscere sempre di più e a fondo il settore in maniera trasversale cercando di anticipare i bisogni e le esigenze delle imprese e delle persone.

Ho sempre voluto condividere tutti i miei progetti, analisi, pensieri ed altro sui social network cercando di diventare negli anni un punto di riferimento per il mercato, ma soprattutto essere considerata una professionista che non parla solo di criticità, ma anche e soprattutto di opportunità che le aziende, anche minori, devono cogliere per contraddistinguersi e cavalcare il momento del cambiamento.

Tutto questo materiale prezioso che negli anni ho raccolto e condiviso ho deciso di inserirlo all’interno di un blog. Dopo sei mesi di lavoro è online e si parla ovviamente di Made in Italy, di agricoltura tradizionale e biologica, di innovazione, di social network di blockchain ed ovviamente di comunicazione digitale.

  • Versione inglese sul mio blog QUI

Sul blog di Roberto Reale ,Eventual Consistency, potete leggere l’intervista in lingua inglese. CLICCA QUI

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