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“La legge Gadda come strumento per il contrasto allo spreco alimentare in campo agricolo” – Puntata del 17/12/2020

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Alle ore 18.00 di giovedì 17 dicembre è andata in onda live su Radio Vida Network, la prima puntata di #Parlaconme.

Gli illustrissimi ospiti sono:

L’Onorevole Maria Chiara Gadda – Capogruppo di Italia Viva in Commissione agricoltura alla Camera dei Deputati e promotrice della legge 166/2016 c.d. “Antispreco”

ll Prof. Giorgio De Ponti – Professore di Integrated Design al Politecnico di Milano. E Product Strategy Manager di Epta.

Qui sotto potete leggere gli argomenti trattati dai nostri illustrissimi ospiti seguendo la scaletta.

Da quando siete stati miei ospiti alla Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, l’attenzione verso gli sprechi alimentari e la sostenibilità da parte dei cittadini, dalle aziende pubbliche e private nonché dalla grande distribuzione, è sicuramente aumentata. Anche per via del Covid-19 direi, considerando che le persone meno abbienti e più bisognose, sono decisamente aumentate ed in continuo aumento.

Quando si parla di spreco alimentare, si parla della Legge 166/2016, nota anche come “Legge Gadda” che grazie all’impegno della parlamentare è ulteriormente stata estesa all’interno dei decreti emergenziali ad un paniere di prodotti donabili per finalità sociali, semplificando alcune procedure ed estendendo le agevolazioni fiscali.

  1. Onorevole, Lei è quotidianamente impegnata su questo tema molto importante, come sta continuando ad affrontare questa situazione che si è aggravata ulteriormente?

I cambiamenti climatici rientrano tra le maggiori preoccupazioni della popolazione ed il 72% degli italiani (Fonte Ricerca Ipsos) lo considerano grave quanto la pandemia e la buona notizia è che gli italiani sono coscienti, sensibili e soprattutto, nel 79% degli intervistati, affermano che per salvaguardare il pianeta dobbiamo fare tutti la nostra parte.

Davanti ad uno scenario come questo, tra le azioni più rilevanti messe in atto, ci sono una maggiore attenzione ai consumi e quindi un crescente risparmio nell’utilizzo di acqua ed energia domestica, una migliore gestione dei rifiuti, l’attuazione di scelte alimentari più oculate per diminuire lo spreco alimentare.

  • Cosa ne pensa? Quanto le persone effettivamente sono più oculate e soprattutto hanno uno sguardo attento anche al prodotto “diversamente bello ma buono”?
  • Parliamo di spreco alimentare in campo agricolo. Purtroppo siamo a conoscenza di quanto cibo non viene raccolto in campo perché non risponde a determinate caratteristiche richieste dal commercio, ne abbiamo avuto esempio pochi giorni fa con le clementine calabresi. Forti dibattiti sui social, sono stata personalmente impegnata ad affrontare questo discorso, ma vorrei ascoltare Lei. E’ un tema a cui veramente tengo molto e so che anche Lei è molto impegnata in tal senso.
  • Come si può evitare che ciò accada? Quanto centra la burocrazia e la lentezza italiana, ma quanto invece conta l’educazione del consumatore al fatto che il prodotto che non risponde alle caratteristiche alle quali è sempre stato abituato, non significa che non sia buono, anzi, si può trasformare e molto altro?
  • Ma siamo proprio sicuri che il consumatore debba essere educato? O lo è già ed il motivo di questo spreco (da evitare assolutamente), fa parte di una contrattualistica da rivedere soprattutto in periodi di eccedenze probabilmente non gestite correttamente dall’agricoltore?
  • Cosa può fare la parte agricola per migliorare questo spreco? Cosa la distribuzione? Cosa i mercati agroalimentari? Cosa i consumatori?
  • Mi piacerebbe ricordasse l’importante differenza tra “data di scadenza” e “consumare preferibilmente entro” (TMC) come chiaramente ben definito dalla legge contro gli sprechi alimentari (166/2016), forse può esserci di aiuto.

GIORGIO DE PONTI

Quando parliamo di spreco alimentare, non si può non parlare di pack innovativi, ne avevamo parlato a Carmagnola, ma vale la pena riprendere il discorso andando a parlare anche di imballaggi green.

Gli italiani manifestano una forte sensibilità verso i temi ambientali con nuove esigenze di acquisto e propensione verso imballaggi più green, sono consapevoli del proprio ruolo nella gestione circolare delle risorse, dallo scaffale allo smaltimento finale del rifiuto. Lo conferma il 2° Osservatorio packaging del largo consumo di Nomisma, realizzato con Spin Life.

  • Cosa ne pensi? E’ sicuramente una partenza favorevole.
  • Un packaging ecosostenibile impatta sicuramente sulle decisioni di acquisto dei consumatori quindi le strategie di marketing di tutti gli attori di filiera sono coinvolti. A che punto siamo con le aziende agricole?
  •  Il packaging è anche un mezzo di comunicazione e di informazioni. Gli italiani scelgono sempre di più prodotti con informazioni chiare in etichetta, il 27% degli italiani tiene in considerazione il tipo di materiale impiegato per l’imballaggio ed il 23% ne considera le caratteristiche. Inoltre si aggiungono tutte le info relative gli aspetti nutrizionali del prodotto, ma risultano ancora insufficienti queste attenzioni da parte delle aziende. A che punto siamo veramente? Quanto le aziende investono in comunicazione attraverso i pack, considerandolo determinante su ogni anello di filiera?
  • In fase di pandemia i packaging hanno avuto un ruolo molto importante nel settore alimentare, dai trasporti all’e-commerce proprio a causa di un picco di richieste di prodotti attraverso l’acquisto online. L’utilizzo di packaging corretti va a tutelare sempre di più la salute delle persone, cosa ne pensi?
  • Quanti sono gli attori della filiera agroalimentare in Italia che investono in pack fortemente sostenibili, ma non solo, proiettati anche ad allungare la shelf life di un prodotto?

Faccio i miei complimenti a tutti e due e come sempre sono argomenti talmente belli ed interessanti che il tempo non ci basta mai. Attendiamo di andare in TV con una bella rubrica dedicata all’argomento. A breve il Podcast.

Per ulteriori informazioni, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Grazie,

Simona

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